Il Parco degli Iblei è una reale opportunità per il territorio ragusano oppure no? Il nodo al centro della seduta congiunta tra le commissioni terza e quarta all’Assemblea regionale siciliana

179

i tutti i processi produttivi”.

L’assessore regionale all’Ambiente, Totò Cordaro, presente all’incontro, ha ripercorso le tappe dell’iter. E cioè il fatto che gli incartamenti prima siano stati incamerati dalla Regione, poi spediti al ministero dell’Ambiente che, adesso, dovrebbe ritornarli indietro per le osservazioni di rito. “Osservazioni che, a questo punto – continua l’on. Ragusa – occorrerà predisporre in maniera equilibrata e fondata, tenendo conto soprattutto delle indicazioni provenienti dagli imprenditori. E’ giusto che si possano capire meglio le finalità del Parco, quali i vantaggi reali che lo stesso può determinare. Nella vocazione romantica degli ambientalisti, la creazione di un Parco degli Iblei assume una valenza molto suggestiva e ci può anche stare. Ma se ci saranno limitazioni riteniamo che questo percorso non possa funzionare al meglio. Anche perché potrebbero crearsi condizioni che impedirebbero ai produttori presenti nelle aree del Parco di essere concorrenziali come le regole del mercato impongono. Insomma, siamo convinti che occorra sviluppare una serie di ragionamenti rispetto ai quali non possiamo fare a meno di valutare come indispensabile l’avvio di un percorso che ci porti a comprendere che cosa è meglio fare per puntare alla migliore funzionalità del Parco in questione. Un’ultima riflessione si impone. E cioè che la provincia di Ragusa gode di 9.000 ettari circa di boschi: inoltre abbiamo la riserva orientata del pino d’Aleppo mentre il piano paesaggistico è già approvato. E’ chiaro che la forestazione produttiva può rappresentare un valore aggiunto in tale ambito. E però, per alcuni versi, è indispensabile far sì che tutto ciò non rappresenti un rallentamento, come purtroppo è accaduto finora, nella prospettiva di crescita e sviluppo di un certo comparto, quello agricolo. Non dobbiamo dimenticare che, per l’appunto, il nostro principale volano economico è proprio l’agricoltura”.