Biotestamento, al Senato180 Sì e 71 No: è legge

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Il testo diventa legge. Un grande applauso si leva dall’Aula

 

Via libera dall’Aula del Senato al provvedimento sul biotestamento. I sì sono stati 180, 71 i no e 6 astenuti. Il testo diventa legge. Un grande applauso si leva dall’Aula.

I dirigenti del’associazione Coscioni hanno assistito dalla tribuna dell’Aula del Senato alla conclusione dell’esame sul biotestamento. Il presidente del Senato ha rivolto loro un saluto durante i lavori di Aula.

Con la presenza in Aula l’associazione testimonia l’impegno di una battaglia portata avanti da anni per vedere riconosciute le dichiarazioni di fine vita. Oggi al Senato ci sono: Mina Welby, presidente dell’associazione e moglie di Piergiorgio; Filomena Gallo segretario dell’associazione; Carlo Troilo, consigliere generale.

“Aspettiamo che la legge passi – aveva detto Marco Cappato arrivando alla manifestazione -. Questa legge a 11 anni dalla morte di Piergiorgio Welby se passa stabilisce il diritto a sospendere le terapie senza soffrire e il diritto di farlo anche tramite il testamento biologico. Sarebbe un passo in avanti enorme nel rispetto della libertà di scelta delle persone che soffrono, dei malati terminali. La prossima legislatura sarà quella in cui chiederemo di discutere e approvare anche la legge per l’eutanasia legale”. “Naturalmente – spiega – e’ dall’inizio della legislatura che chiediamo questo e spero ci si sia accorti di come delle buone regole di fine vita incontrino una grande esigenza sociale e quindi meglio tardi che mai. E’ la battaglia di tutti quelli che ci hanno creduto anche in Parlamento. Non saremmo arrivati a questo punto senza il coraggio di persone e sono tante Welby Piludu, Fanelli, Fabo, Dominique Velati che ci hanno messo la faccia rischiando personalmente, esponendosi pubblicamente esponendo la propria sofferenza, il proprio dolore per conquistare una libertà per tutti”.

“Lo dico anche a chi è contro e continua ad essere contro – aggiunge – possiamo essere almeno uniti nella battaglia per rispettare le scelte di cura, assistenza, di terapia di chi vuole vivere, certo per noi questo non può significare calpestare i diritti di chi a un certo punto decide che non ce la fa più e decide di voler morire”.