Italia, espulso l’ambasciatore della Corea del Nord

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L’Italia ha voluto dare un segnale netto di condanna al dittatore Kim, che continua a sfidare il mondo con i suoi test nucleari.

 

Il ministro degli Esteri Angelino Alfano ha annunciato questa iniziativa al fine di «mantenere alta la pressione sul regime» di Pyongyang, che non sembra interessata al dialogo e sposta ancora missili in zona di lancio.

Appena un mese fa la Corea del Nord ha effettuato il sesto test con una bomba all’idrogeno, disegnata per armare un supermissile intercontinentale. Alcuni giorni dopo, un suo missile ha sorvolato il Giappone.

L’ambasciatore Mun Jong-Nam era arrivato in Italia nelle scorse settimane ed aveva ricevuto il gradimento del presidente Sergio Mattarella. Ma per insediarsi ufficialmente, avrebbe dovuto presentare le credenziali al capo dello Stato con una cerimonia al Quirinale. Questo secondo passo è stato bloccato. Il loro ambasciatore dovrà lasciare il nostro Paese, ha spiegato Alfano: perché bisogna far capire a Pyongyang che «l’isolamento è inevitabile se non cambia strada».

Anche la Spagna ha dichiarato l’ambasciatore nordcoreano ‘persona non gratà ed il Portogallo ha deciso di interrompere le relazioni diplomatiche. Il nostro Paese «non tronca le relazioni perché – ha affermato Alfano – può essere sempre utile mantenere un canale di comunicazione».

Per la verità, anche gli Stati Uniti hanno scelto di percorrere fino in fondo la via diplomatica. Tillerson, durante una missione a Pechino, ha rivelato che Washington sta verificando se Pyongyang abbia o meno l’intenzione di avviare un dialogo sull’abbandono delle velleità sugli armamenti. Ma per tutta risposta, il regime ha ripreso a insultare Trump dandogli del «vecchio psicopatico». Così l’inquilino della Casa Bianca, che di retorica aggressiva non è sprovvisto, ha definito uno “spreco di tempo» i tentativi dello «straordinario Tillerson di cercare di trattare con ‘Little Rocket Man’», ovvero Kim. E poi ha promesso: «Faremo quello che c’è da fare».