Italia, ad agosto +36.000 occupati e disoccupazione in calo

107
Roma, 19 ott. (TMNews) - In Italia la partecipazione femminile al mercato del lavoro rimane tra le più basse d'Europa: quasi una donna su due è inattiva. Il tasso di inattività delle donne nel nostro Paese è, infatti, del 48,5%, a fronte della media Ue del 35,1%. Peggio di noi fa soltanto Malta con un tasso del 55,9%. Il dato emerge dall`Osservatorio sull`imprenditoria femminile curato dall`Ufficio studi di Confartigianato e presentato alla 14° Convention di Donne Impresa Confartigianato organizzata oggi a Roma. Per l`occupazione femminile le cose peggiorano, e di molto, nelle regioni del Mezzogiorno dove, in media, lavora una donna su quattro: la Campania fa registrare il record per il più basso tasso di occupazione femminile, 20,4%, uguale a quello del Pakistan e di poco superiore a quello del Libano, dello Yemen e della Mauritania. Seguono la Sicilia, con un tasso di occupazione femminile del 22,1%, la Puglia (22,7%), la Calabria con il 23,3%. Sul versante opposto della classifica è la Provincia Autonoma di Bolzano, il territorio italiano con il tasso di occupazione femminile più alto, pari al 63%, al secondo posto l`Emilia-Romagna con il 60,9% e terza nella classifica delle regioni più virtuose la Valle d`Aosta con il 60,8%. A livello provinciale la maglia nera va a Napoli, dove il tasso di inattività delle donne è del 72%. Seguono Caserta con il 70,7% e Foggia (70,4%). Ravenna, invece, conquista il primato positivo della provincia con la più bassa percentuale di donne inattive: 30,8%. Seguono Bologna con il 32,1% e Ferrara con il 33,1%. A tenere distanti le donne dal mondo del lavoro vi è soprattutto il basso investimento in quei servizi di welfare che dovrebbero favorire la conciliazione tra attività professionali e cura della famiglia. Anche in questo caso il nostro Paese è nelle posizioni peggiori della classifica europea. Secondo l`Ufficio studi di Confartigianato, la spesa pubblica per la famiglia è stata nel 2011 pari a 20,7 miliardi, pari al 4,6% dei 449,9 miliardi di spesa totale per la protezione sociale. Nel periodo 2007-2011 la spesa per la famiglia è la componente delle prestazioni di welfare che è cresciuta meno: l`incremento è stato di 1,3 miliardi, pari al + 6,9%, vale a dire la metà rispetto all`aumento della spesa complessiva per il welfare in Italia. Pur in un contesto così problematico per il lavoro femminile, l`Italia mantiene però la leadership in Europa per il maggior numero di imprenditrici e lavoratrici autonome: 1.565.400, pari al 16,4 delle donne occupate nel nostro Paese, rispetto alla media europea del 10,3%. In particolare le imprenditrici artigiane sono 367.895. http://www.donneimpresa.confartigianato.it/

Ad agosto la stima degli occupati è cresciuta ancora: +0,2% rispetto a luglio, mentre il tasso di disoccupazione è calato all’11,2%

 

Ad agosto cala in Italia la disoccupazione, anche per i giovani, e continua a salire il numero di occupati. La stima degli occupati è infatti cresciuta del +0,2% rispetto a luglio, pari a +36 mila, e il tasso di occupazione è salito al 58,2% (+0,1 punti percentuali). Mentre il tasso di disoccupazione è calato all’11,2%, mostrando una flessione di 0,2 punti percentuali. Nel dettaglio, gli occupati sono risultati pari a 23 milioni e 124 mila, i massimi da luglio 2008, quando gli occupati erano 23 milioni e 130 mila. Per l’Istat si conferma, quindi, la persistenza della tendenza positiva già osservata negli ultimi mesi.

Inoltre ad agosto l’occupazione femminile ha raggiunto livelli record. Secondo le stime provvisorie diffuse dall’Istat, ad agosto il tasso di occupazione è salito al 48,9% tra le donne, in crescita di 0,2 punti percentuali, segnando un nuovo massimo storico a partire dall’inizio delle serie storiche mensili (dal 2004) e trimestrali (dal 1977). Tuttavia il tasso di occupazione femminile resta ancora molto lontano da quello maschile che si è attestato, ad agosto, al 67,5%.

Su base annua è stato confermato l’aumento degli occupati (+1,6%, +375 mila). La crescita ha interessato uomini e donne e ha riguardato i lavoratori dipendenti (+417 mila, di cui +350 mila a termine e +66 mila permanenti), mentre sono calati gli indipendenti (-42 mila). A crescere sono stati soprattutto gli occupati ultracinquantenni (+354 mila), ma anche i 15-34enni (+167 mila), viceversa sono diminuiti i 35-49enni (-147 mila, sui quali ha influito in modo determinante il calo demografico di questa classe).

Quanto alla disoccupazione, dopo l’aumento di luglio, la stima delle persone in cerca di occupazione ad agosto è scesa dell’1,4% (-42 mila). La diminuzione della disoccupazione ha interessato entrambe le componenti di genere e tutte le classi di età ad eccezione dei 35-49enni. Inoltre, dopo la forte diminuzione del mese scorso, ad agosto la stima degli inattivi tra i 15 e i 64 anni è risultata ancora in lieve calo (-0,1%, pari a -9 mila). La diminuzione è stata determinata dalle donne e dai 15-34enni a fronte di un aumento tra gli uomini e tra gli over 35. Il tasso di inattività è rimasto stabile al 34,3%.

Dato altrettanto importante è calata anche la disoccupazione giovanile ad agosto. Si è attestata al 35,1% con una flessione di 0,2 punti. Più nel dettaglio, ha spiegato l’Istat, l’incidenza dei giovani disoccupati tra 15 e 24 anni sul totale dei giovani della stessa classe di età è stata pari al 9,5% (cioè poco meno di un giovane su 10 è disoccupato). Tale incidenza è risultata invariata rispetto a luglio. invece il tasso di occupazione dei 15-24enni è cresciuto di 0,1 punti e quello di inattività è calato di 0,1 punti.

“Istat: giù la disoccupazione, su gli occupati. Il jobsact funziona. Non serve darci ragione sul passato: dateci ascolto sul futuro. #avanti”, ha commentato su Twitter il segretario del Pd, Matteo Renzi. “Perché solo continuando a ridurre le tasse (come abbiamo iniziato a fare con Irap, Ires, Imu, 80euro, Superammortamenti, Sabatini, Patent Box, Pir) l’Italia potrà continuare a far calare la disoccupazione, anche giovanile. Non dateci ragione per il passato, dateci ascolto per il futuro”, ha aggiunto.

“E nella prossima legislatura, con il progetto “Tornare a Maastricht” saremo in grado di raddoppiare gli ottimi risultati di questi anni. Siamo quasi a un milione di posti di lavoro dal febbraio 2014 a oggi (più 978.000 posti di lavoro!). Ma non ci basta, noi vogliamo di più, l’Italia merita di più. Senza polemiche, senza rabbia, senza insulti, noi siamo quelli che dicono: andiamo avanti. Non dateci ragione, dateci ascolto; e vedrete che i numeri miglioreranno ancora. Passo dopo passo, avanti insieme”, ha concluso Renzi.

Gli ha fatto eco il responsabile sviluppo del Pd, Ernesto Carbone. “Gli odierni dati Istat con un ulteriore calo della disoccupazione, anche quella giovanile, e una continua crescita occupazionale sono l’ennesima, ottima, conferma che le riforme del governo Renzi, a partire dal Jobs act, stanno producendo risultati importanti”. Anche l’andamento dell’indice manifatturiero, a detta di Carbone, conferma il generale andamento positivo dell’economia italiana. “Si tratta di rafforzare la crescita proseguendo sulla strada delle riforme che i governi del Pd hanno assicurato e che si dimostrano gli unici in grado di assicurare anche nei prossimi anni”, ha previsto.

Ma per Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori, i dati sono positivi, “ma insufficienti. Fino a che su base annua si migliora dello zero virgola non ci potrà essere quella ripresa economica e quella svolta che serve al Paese”, ha dichiarato. “Per ripartire veramente bisogna ridare capacità di spesa agli italiani. Fino a che i consumi restano al palo e la domanda interna non tira, le imprese possono certo salvarsi esportando, ma non assumeranno nuovi lavoratori”, ha precisato Dona.

by milanofinanza.it