Il «marchio» Italia vale oltre 2 mila miliardi. Ma pesa l’instabilità politica del Paese

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Brand Finance in partnership con FDI Intelligence-Financial Times: il valore del «brand Italia» è aumentato rispetto al 2016 con una crescita record di 513 miliardi di dollari (+34%). La notizia cattiva è che l’immagine di tale brand si è indebolito, con un rating sceso da AA- ad A+.

 

Il nostro Paese si colloca al nono posto della classifica per valore monetario del brand (sul podio Stati Uniti, Cina e Germania), ma risulta il quarto Paese per ritmo di crescita, alle spalle della Cina, della Francia e della Corea del Sud.
Non male, dunque, soprattutto se si considera che – Cina a parte – la differenza con chi ci precede in classifica è tutto sommato ridotta. Il nostro Paese, spiegano i relatori della ricerca, ha beneficiato delle riforme messe in atto negli ultimi anni, che hanno contribuito nel 2016 – come per gli altri Paesi del Sud Europa – a «sviluppare un processo virtuoso che ha portato all’incremento del Brand Value».

Il lieve peggioramento del rischio di mercato non ha inciso invece in maniera sostanziale, mentre hanno influito positivamente la riduzione della corporate tax, le buone prospettive di crescita e il cambio euro dollaro.

L’indebolimento in termini di immagine sarebbe invece da attribuirsi alle conseguenze del referendum costituzionale dello scorso dicembre, ovvero i rischi di instabilità politica ed economica che hanno determinato un peggioramento della percezione dell’immagine da parte del mondo degli affari.

Il rating del brand attribuito nella classifica indica la capacità di ciascun Paese di attrarre investimenti esteri. Se il rating del brand Italia fosse rimasto stabile, il valore sarebbe cresciuto di 600 miliardi di dollari, e non di 500, posizionando l’Italia al 7° posto invece che al 9° nella classifica dei brand nazione ordinati per valore monetario.

L’immagine dell’Italia ha un valore molto elevato grazie ai brand locali come Eni, Ferrari, Gucci e Wind, che nella classifica Italiana 2017 sono cresciuti tutti di oltre il miliardo di dollari.

«Oltre ai noti punti di debolezza, che non favoriscono il doing business in Italia, siamo penalizzati da una percezione sulle condizioni in Italia che è peggiore rispetto alla realtà dei fatti – commenta Massimo Pizzo, Managing Director Italia di Brand Finance –. Questo dipende sostanzialmente da una qualità della comunicazione non adeguata, dalla storica tendenza degli italiani a screditarsi e dalle forti aspettative attese da un big come l’Italia e che spesso vengono deluse».