Modica, Corte dei conti decreta il dissesto del comune

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Inammissibile il ricorso dell’amministrazione comunale sulla rimodulazione del Piano di riequilibrio finanziario

 

La delibera del 24 luglio, notificata ieri a Palazzo San Domenico, decreta il dissesto del comune modicano, dopo che quest’ultimo aveva chiesto un Piano di riequilibrio finanziario da decennale a trentennale per avere il tempo di spalmare il debito di 72 milioni

Scrivono i giudici contabili: «La rimodulazione di un Piano di riequilibrio non può costituire un mero escamotage per ritardare la dichiarazione di dissesto». La Corte rileva che persiste la mancanza dei «presupposti e delle pre-condizioni di attendibilità e sostenibilità del Piano» ed inoltre ribadisce che non sono stati raggiunti gli obiettivi intermedi di risanamento oltre alla «incapacità persistente di affrontare adeguatamente e comprovare l’effettivo conseguimento di risultati attendibili».

I giudici hanno, poi, rinviato al Consiglio comunale la presa d’atto della sentenza e di adeguarsi all’esito del giudizio. Dovrà essere infatti il Consiglio comunale a dichiarare lo stato di dissesto alla luce di tutti i rilievi, giudizi ed argomentazioni contenuti nella deliberazione N° 15 firmata dal presidente Maurizio Graffeo.

Per Palazzo S. Domenico la deliberazione della Corte dei conti è una notizia che era temuta e che ha tenuto sul filo del rasoio sindaco, amministratori e dipendenti oltre che gran parte dell’opinione pubblica.

Si apre una nuova e difficilissima pagina per la città, ma questa è ancora una storia tutta da scrivere perché prima bisognerà fare i conti con i numeri. E pensare che nel periodo intercorrente tra la fine dell´amministrazione Buscema e l´inizio di quella attuale una “pioggia di denaro” si era riversata su Modica, consentendo, grazie ai finanziamenti statali ed al mutuo pluriennale contratto, di ripartire da zero, senza “zavorre” di debiti pregressi, cosa mai accaduta per nessuno dei sindaci che si sono succeduti negli ultimi 25 anni da quando è stata introdotta in Sicilia l’elezione diretta dei primi cittadini.

Ora tutto questo rischia dunque di rivelarsi concretamente vano.